International Horn of Africa Music Festival a Milano: tre giorni di musica e cultura
Redazione
- Prima edizione a Milano
- Ethio-jazz, masinqo, krar
- Mostre e cucina tradizionale
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Milano si conferma palcoscenico per il Corno d’Africa
Si è conclusa domenica 26 luglio la prima edizione dell’International Horn of Africa Music Festival, un evento che ha trasformato il Parco Center di Milano in un hub dedicato alla musica e alla cultura del Corno d’Africa. La rassegna, ospitata negli spazi di Via Ambrogio Binda, ha proposto tre giornate consecutive dedicate a performance live, dibattiti, mostre fotografiche e alla cucina tradizionale eritrea ed etiope, creando un’offerta culturale articolata e multidisciplinare.
Il festival si inserisce in un contesto europeo dove l’interesse verso le musiche africane cresce, non più confinato alle nicchie etnomusicologiche ma entrato nelle programmazioni di club e festival mainstream. Qui, la proposta ha fatto leva su un mix di approfondimento e intrattenimento, con la volontà di rendere accessibile a un pubblico ampio la ricchezza sonora di Etiopia ed Eritrea.
Programma e momenti chiave: radici, Ethiopian Vibe ed Eritrean Soul
La serata inaugurale, intitolata Le radici del suono, ha aperto il festival con un confronto culturale che ha messo a fuoco il legame tra Milano e le musiche africane contemporanee. L’organizzatrice Asli Haddas e il fotografo Roberto Polillo hanno introdotto il dibattito, cui ha partecipato anche il giornalista Marcello Lorrai; la serata ha poi visto interventi sulla scena afrobeat e la restituzione della Collezione Checchia alle comunità del Corno d’Africa, presentata dalla docente Valentina Fusari. Il tono degli incontri ha saputo unire rigore accademico e sensibilità culturale, favorendo un dialogo aperto tra pubblico e relatori.
La giornata di sabato, battezzata Ethiopian Vibe, ha offerto la parte più sonora del festival. HaddinQo, definito nel programma la rockstar del masinqo, ha portato sul palco sonorità arcaiche e contemporanee, con la masinqo come elemento centrale della performance. A seguire Tommy T & Ras Metehat hanno esplorato l’evoluzione dell’Ethio-jazz, proponendo una fusione tra ritmi tradizionali e influenze jazz, soul e funk che ha illustrato come la scena etiope si sia costantemente aggiornata pur rimanendo radicata nelle sue scale e timbriche.
La chiusura, dedicata all’Eritrean Soul, ha ricondotto l’attenzione alle tradizioni del vicino Eritrea: approfondimenti sulle radici musicali, l’intervento di Solomun Bahli e il concerto della SINIT Band, con il krar a guidare melodie e danze, hanno restituito un’immagine viva di una cultura musicale spesso poco rappresentata nei circuiti europei. L’esperienza ha favorito momenti di festa collettiva in cui la componente partecipativa del pubblico è stata centrale.
Strumenti, generi e significato culturale
Il festival ha offerto l’occasione per osservare da vicino strumenti e generi che costituiscono l’identità musicale del Corno d’Africa. Il masinqo, uno strumento a corda suonato con l’archetto, e il krar, lira tradizionale, sono stati protagonisti di set che hanno messo in evidenza timbriche e tecniche esecutive differenti rispetto alle famiglie strumentali occidentali. L’Ethio-jazz, genere che ha goduto di una rivalutazione internazionale grazie a figure storiche come Mulatu Astatke, è stato invece presentato nelle sue contaminazioni moderne, dimostrando come il patrimonio tradizionale si presti a dialoghi con jazz, funk e soul.
Questa centralità degli strumenti tradizionali ha avuto anche una dimensione pedagogica: i momenti di divulgazione e i dibattiti hanno reso comprensibili al pubblico le radici storiche e sociali delle sonorità ascoltate, creando un ponte tra ricerca accademica e fruizione popolare. L’approccio ha evitato la spettacolarizzazione superficiale, preferendo una messa in scena che valorizzasse contesto e provenienza.
“Abbiamo portato a Milano l’eccellenza del Corno d’Africa, dimostrando come la musica possa essere un ponte tra profondità accademica ed energia travolgente. Ringrazio il Parco Center per aver ospitato questo viaggio che va oltre gli stereotipi” - Asli Haddas, Organizzatrice e titolare del GogolOstello
Impatto, pubblico e prospettive future
L’evento è stato accompagnato dalla proposta enogastronomica del Ristorante Africa di Milano e dalla collaborazione con Ethiopian Airlines, combinazione che ha contribuito a creare una fruizione sensoriale a 360 gradi: suono, immagine e sapore hanno lavorato insieme per restituire una rappresentazione più completa delle culture coinvolte. Le mostre fotografiche, tra cui il lavoro di Mario Di Bari sulle leggende della scena musicale etiope, hanno aggiunto uno strato visivo che ha ampliato la narrazione oltre la dimensione sonora.
In prospettiva, la riuscita della prima edizione apre possibilità concrete per una programmazione che possa crescere in frequenza e scala, favorendo scambi tra artisti africani e circuiti europei e rafforzando la presenza di musiche del Corno d’Africa nelle stagioni culturali italiane. La formula multidisciplinare adottata — performance, divulgazione, fotografia, cucina — si è rivelata efficace nel costruire un evento che parla sia agli appassionati sia a nuovi pubblici interessati a esplorare orizzonti sonori diversi.
Per chi desidera approfondire: il festival mantiene presenza sui canali social e prepara già ipotesi di sviluppo per le prossime edizioni, con l’obiettivo di consolidare Milano come tappa europea rilevante per la musica del Corno d’Africa.
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